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SIMONE DI CARLO

#capolettera

Simone Di Carlo è un giornalista professionista, regista, autore televisivo, sceneggiatore e documentarista. Figura poliedrica, lavora nel mondo del cinema sin dal 1995. Simone ha affiancato come assistente e aiuto regista famosi cineasti, quali: Giuseppe Ferrara, Lina Wertmuller, Marco Risi, Dario Argento, Pasquale Squitieri, Riccardo Milani, Pappi Corsicato, Wilma Labate e Antonietta De Lillo.

Simone ha scritto, diretto e prodotto diversi documentari dedicati al mondo dell’arte, dell’ambiente, del lavoro. È inoltre coautore dei programmi televisivi RAI Domenica In, Techetechete’ e DaDaDa: incentrati, quest’ultimi, su un intelligente riutilizzo del materiale audiovisivo custodito nelle teche RAI, il più importante archivio della televisione italiana.

Settembre 9, 2019

L’INTERVISTA

01.
L’utilizzo di materiali di repertorio, la libertà di accesso agli archivi esistenti - anche dietro un corrispettivo monetario contenuto – il possibile utilizzo della memoria iconografica sono tematiche che documentaristi, registi e sceneggiatori fronteggiano quasi quotidianamente, soprattutto quando una corretta ricostruzione storica costituisce il presupposto fondante di una narrazione priva di forzature. Quale è la sua esperienza al riguardo?

Credo che la ricostruzione storica sia basilare per avviare una corretta ricerca – in qualsiasi contesto professionale essa avvenga – sia documentale che audiovisiva. L’attività di archivio mi ha sempre appassionato e man mano, negli anni, è divenuta parte importante della mia professione. Molto spesso la visualizzazione del materiale di archivio è prioritaria anche per preparare le interviste a personaggi che affondino le radici nelle storie del passato, assumendo il ruolo di fondamentale fonte di conoscenza su cui costruire la narrazione.

02.
Il successo dei programmi televisivi curati da lei e dai suoi colleghi dimostra chiaramente come un accorto utilizzo del materiale storico audiovisivo italiano possa generare nuovo valore sia per chi ne è in possesso sia per chi ne fruisce. Quali strade, a suo giudizio, sarebbe opportuno intraprendere per valorizzare e diffondere l’enorme patrimonio audiovisivo italiano, oggi frammentato e depositato tra più soggetti e istituzioni? La digitalizzazione di tale patrimonio e la sua accessibilità attraverso appositi portali più moderni, più accessibili anche dai dispositivi mobili e meno farraginosi rispetto ai pochi esistenti – che scontano una certa obsolescenza tecnologica – potrebbe costituire in parte una risposta a questa esigenza?

La valorizzazione degli archivi è un importante strumento di divulgazione, con enormi potenzialità, ad oggi ancora poco sviluppato in Italia. Gli archivi cartacei e audiovisivi rappresentano la memoria storica del nostro Paese. Sarebbe opportuno rendere fruibili, soprattutto per le nuove generazioni, gli archivi sia pubblici che privati, cercando anche di far sì che possano coesistere ed interagire tra di loro. In tale direzione i portali più moderni e accessibili anche da dispositivi mobili potrebbero indurre le nuove generazioni e un pubblico più vasto a coltivare maggior interesse per la scoperta e la conoscenza della memoria storica del nostro Paese.

03.
Alla digitalizzazione è legato un altro fronte caldo. Gran parte del materiale audiovisivo presente negli archivi storici è infatti conservato su supporti analogici, alcuni dei quali soggetti a forte deperimento. La digitalizzazione di tale materiale è in un certo senso una strada obbligata qualora si desideri preservare gli originali dall’usura e, allo stesso tempo, continuare a garantire la fruibilità e la valorizzazione dei loro contenuti. Qual è la sua opinione al riguardo? Ritiene che l’Italia su questo fronte sconti un certo ritardo? E a quali interventi o archivi, sulla base della sua esperienza, darebbe priorità?

E’ verissimo, molti archivi storici sono soggetti ad un deperimento continuo ed incontrollato. La tecnologia ci consente oggi di preservare, attraverso un’integrale digitalizzazione, ogni contenuto, fermando così i vari processi di danneggiamento che il tempo inesorabilmente impone. L’Italia sconta di certo un ritardo rispetto alla tendenza europea ed internazionale, dove esistono realtà che già da decenni riescono a preservare il proprio patrimonio storico. Bisognerebbe incrementare la cultura del rispetto della tradizione e del passato, partendo soprattutto dagli archivi che al momento soffrono di conservazioni non eccelse. Bisognerebbe portare nelle scuole la conoscenza del valore dell’archivio.

04.
Diverse istituzioni – quali biblioteche, archivi, musei – posseggono nelle loro raccolte materiale audiovisivo di enorme importanza. Spesso queste istituzioni vivono la digitalizzazione come una priorità non perseguibile a causa degli esigui budget che le contraddistinguono. Quanto è auspicabile per lei l'intervento, anche da parte di realtà private, per preservare e valorizzare questo materiale?

A mio avviso l’intervento da parte di realtà private giocherebbe un ruolo di prioritaria importanza. Mi auguro in futuro possa avvenire in sinergia con politiche ministeriali atte a favorire anche possibili defiscalizzazioni in merito, incrementando un budget mirato, nell’ottica di difesa e preservazione dei frammenti cartacei e audiovisivi della cultura italiana.

05.
Può raccontarci qualcosa sui suoi progetti attuali e futuri?

Anche quest’anno sono parte integrante della squadra di Domenica In e, nel contempo, con il gruppo di Techetechete’ siamo quasi in dirittura d’arrivo di quest’altra stagione di messa in onda estiva. Preferisco proseguire passo dopo passo. Vedremo cosa riserverà il futuro.

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