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LUGLIO, 2019

Archivi della moda: patrimonio di identità nazionale, simbolo Made in Italy.

La creazione e la pubblicazione di archivi digitali nasce dal desiderio di tutelare, valorizzare e diffondere il “nostro” patrimonio culturale. Non si potrebbe definire altrimenti poiché la cultura è un patrimonio di tutti. La digitalizzazione ha trasformato il significato di concetti come tutelare e valorizzare, aggiungendo un ulteriore grado di complessità. Ma c’è un elemento in particolare, strettamente connesso a quello che vuol dire oggi digitalizzare, ovvero condividere.

Il web ogni giorno si arricchisce di dati costruendo un panorama particolarmente frammentato e disomogeneo, dove anche i più importanti progetti di digitalizzazione, se non opportunatamente condivisi e quindi fatti conoscere, se non connessi a programmi strutturati, rischiano di passare inosservati.

Valorizzazione e information literacy

S.R. Ranganathan è stato un bibliotecario e matematico indiano. Nel 1931 pubblica “Le cinque leggi della biblioteconomia”. Utilizzando l’espediente di questi cinque enunciati esprime uno dei concetti più importanti: i libri devono essere usati se vogliamo che svolgano un ruolo attivo nella nostra comunità. Estendendo il concetto lo stesso principio è valido per le risorse digitali. In altri termini, se non si appronta una strategia efficace di comunicazione, e non si chiamano in causa i protagonisti che utilizzeranno quei dati, professionisti e non, allora si sarà fatto ben poco per la valorizzazione di un archivio digitale.

Abbiamo la necessità di guardare gli archivi digitali secondo nuove prospettive, perché le nuove generazioni sono “nativamente” digitali. Non è un caso che da qualche anno a questa parte si parla molto di information literacy, ovvero la capacità di trovare, identificare e utilizzare criticamente le risorse informative di cui si ha bisogno. Concetto che è stato ulteriormente ampliato con transliteracy: l’attitudine a passare da un medium ad un altro sincronicamente e diacronicamente. Sono temi particolarmente sensibili che hanno visto l’impegno concreto di Unione Europea e UNESCO.

Se da un lato quindi ci sono importanti istituzioni che vogliono sviluppare l’emporwement del singolo cittadino, dall’altro gli archivi digitali e coloro che ne detengono i diritti devono mettersi nelle condizioni di soddisfare esigenze specialistiche e generaliste.

Archivi da scoprire

Nei paragrafi precedenti abbiamo visto come il tema della valorizzazione sia legato a strategie di comunicazione efficaci. Abbiamo delineato il ruolo degli archivi digitali quale punto nodale tra le nuove generazioni, che hanno sviluppato capacità di cercare e soprattutto elaborare e condividere nuova conoscenza, e le istituzioni che favoriscono lo sviluppo e la crescita di nuove abilità.

Date queste premesse, andremo ad analizzare alcuni progetti di digitalizzazione in cui vi è stata una proficua partecipazione tra diversi enti, incontrando il favore degli specialisti e dei non addetti ai lavori.

Archivi della moda

Il portale Archivi della moda nasce nell’ambito del SAN, Sistema Archivistico Nazionale, per rendere facilmente fruibili le risorse digitalizzate nel corso del progetto: Archivi della moda del ‘900.

Il progetto si è articolato in varie fasi, dal censimento delle fonti alla catalogazione fino alla digitalizzazione dei contenuti degli archivi di alcune tra le più importanti Case di moda italiane. Ricordiamo per esempio la Fondazione Gianfranco Ferré, Gattinoni, la Fondazione Roberto Capucci e Salvatore Ferragamo.

Il portale rappresenta quindi il punto di ingresso di un universo variegato ma omogeneo dove è possibile effettuare ricerche semplici per parole chiave, “google-like”, e ricerche complesse selezionando date particolari o diverse località.

Il materiale a disposizione è ampio. Si possono trovare prodotti, disegni, bozzetti, fotografie e persino documentazione amministrativa e contabile. Uno degli aspetti più interessanti è la possibilità di esplorare le risorse seguendo percorsi tematici, biografie e schede di approfondimento. In ogni caso esso rappresenta una parte davvero minima dell’immenso tesoro racchiuso negli archivi della penisola.

Perché la moda

Secondo Francesca Interlenghi, docente di Storia della Moda e del Costume presso IAAD (Istituto d’arte applicata e design), sede di Bologna, e autrice del blog The Dummy’s Tales – uno spazio di ricerca e approfondimento in cui moda e arte dialogano reciprocamente – “proprio la complessità del sistema moda renda importante la digitalizzazione degli archivi e la possibilità della loro fruizione.” “La moda” – prosegue la Interlenghi – “…è una galassia composta da oggetti, prodotti, immagini e servizi e parlare di moda non vuol dire soltanto parlare di vestiti: gli abiti sono solo una parte, quella più accessibile al grande pubblico e di impatto più immediato. A giudizio della Interlenghi, “…la moda è un sismografo, come spiega bene Maria Luisa Frisa nel suo “Le forme della moda”, e a renderla tale sono i suoi meccanismi: gli ingranaggi, l’ingegneria, il suo funzionamento ne fanno una piattaforma attiva in grado di mettere in circolazione e in dialogo attori e saperi che ruotano attorno alla cultura visuale contemporanea, alla dimensione economico-produttiva, alla comunicazione.” “Proprio per questo suo ruolo centrale, oltre che per il fatto di essere un fenomeno circolare che ha un rapporto simultaneo con il futuro e con il passato…”, la Interlenghi ritiene che: “…il tema di un archivio della moda, inteso come luogo di conoscenza e di individuazione dei nessi di tutte quelle trasformazioni che stagione dopo stagione solcano le passerelle, sia estremamente importante. A maggior ragione se si pensa che pochi investimenti sono stati fatti in tal senso e oggi, nonostante il nostro heritage, l’Italia non è al pari con i grandi musei e le importanti istituzioni che all’estero si occupano di moda.”

Eppure, negli archivi è custodito un patrimonio unico e inimitabile che è stata la chiave del successo del Made in Italy. D’altronde, la moda ha contribuito alla formazione dell’identità nazionale. Per tutte queste ragioni valorizzare le fonti che documentano la storia della moda italiana è un’auspicabile operazione di grande valore culturale ed economico.

Da diversi anni la storia ha allargato i propri orizzonti di ricerca abbracciando tutti gli aspetti della cultura materiale e della cultura visuale che caratterizzano la società italiana contemporanea. Lo studio della moda e dei costumi aiuterebbe a tracciare i cambiamenti che intercorrono tra una generazione ed un’altra; a valutare l’impatto sul mondo dell’arte e dei mass media, e a capire quali sono gli elementi fondamentali del sistema economico e commerciale. Per questo, oggi più che ieri occorre aprire gli archivi della moda e, attraverso un’oculata gestione della proprietà intellettuale, valorizzare, diffondere e condividere anche a beneficio delle nuove generazioni, un patrimonio inimitabile ed inestimabile.

Salvaguardare. Custodire. Diffondere. Valorizzare.

Questa è la mission di Archivi di Valore. I pilastri su cui i nostri esperti si formano e in cui credono. Divisione aziendale di Record Data S.r.l., Archivi di Valore si impegna nella salvaguardia di opere che possono così essere preservate nel tempo e conosciute anche dalle audience più remote.

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