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NOVEMBRE, 2019

Gli archivi musicali: un prezioso patrimonio e il rischio dell’obsolescenza.

Gli archivi della musica costituiscono uno dei pilastri dello straordinario patrimonio culturale italiano. Ma per tutelare un patrimonio bisogna innanzitutto conoscerlo, individuarne l’entità e l’ubicazione. Nel corso degli anni si è tentato questo arduo percorso, grazie ad importanti iniziative – una tra tutte il rapporto CIDIM curato da Marcello Ruggieri. – attraverso le quali si è provveduto alla creazione di una mappa delle biblioteche e degli archivi musicali italiani. Ne è emerso un quadro estremamente variegato e nondimeno ricco. Pur tra fenomeni di concentrazione e frammentazione, questi presidi della nostra identità e storia culturale sono infatti ampiamente diffusi su tutto il territorio italiano.

Digitalizzare gli archivi della musica

La memoria storica di un paese non si conserva né si tutela da sola. Richiede cure continue e risorse umane competenti. Esige progetti all’altezza del compito e investimenti adeguati.

Non a caso, in un articolo recente pubblicato su AgCult, le biblioteche dell’AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica) lanciano un appello per tutelare e salvaguardare il patrimonio culturale che custodiscono. Antonio Caroccia, responsabile del settore degli insegnamenti musicologici della Società italiana di musicologia (Sidm), lo spiega bene: “Il patrimonio custodito nelle biblioteche musicali italiane è strumento essenziale per la formazione dei futuri musicisti e parte importante del patrimonio culturale e identitario del nostro Paese; in quanto tale esso va salvaguardato e sostenuto con risorse adeguate”.

È necessaria una visione di ampio respiro che associ sia la necessità imprescindibile della salvaguardia, che l’imperativo della più ampia fruizione a beneficio delle generazioni presenti e future. La digitalizzazione anche in questo contesto è in grado di adempiere ad entrambi i compiti.

Nel caso specifico, digitalizzare la musica può significare sia digitalizzare i documenti su cui la musica è scritta, e quindi spartiti musicali, libretti d’opera, trattati di teoria musicale ecc..; sia digitalizzare il materiale sonoro. Queste due forme di intervento a tutela del patrimonio musicale non sono procedute nel corso degli anni di pari passo. La seconda tipologia di interventi, in particolare, ha cominciato a consolidarsi e diffondersi, come buona prassi, solo negli ultimi due, tre decenni per una serie di ragioni in larga parte riconducibili alle dinamiche tecnologiche. Le ondate innovative più recenti hanno infatti modificato completamente e rapidamente sia i supporti sia le modalità di fruizione di questa tipologia di documenti. Ad oggi resta ancora molto da sperimentare e tantissimo da fare.

Obsolescenza e preservazione del materiale sonoro

Possiamo iniziare a parlare di documenti sonori dal 1876 circa, con l’invenzione del fonografo.

La vera rivoluzione si ha tuttavia dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, quando in pochi anni le innovazioni tecnologiche migliorano sia la quantità sia la qualità delle produzioni. Nel 1948 viene introdotto il disco in vinile. La musicassetta compare invece nel 1963 mentre nel 1982 si assiste alla prima produzione di cd rom su larga scala. L’avvicendarsi di queste nuove tecnologie se da un lato ha contribuito alla diffusione dei documenti sonori, dall’altro ha reso evidente come la preservazione del materiale sonoro si intrecci inesorabilmente con una serie di problemi. Tra questi basti citare i più importanti: quello dell’obsolescenza dei supporti, le battaglie sugli standard e l’adozione dei formati, oltre al cambiamento negli strumenti deputati alla riproduzione. Riflettere, in particolare, sul deterioramento dei supporti aiuta a comprendere come il valore di un archivio di documenti sonori possa essere inficiato dal semplice trascorrere del tempo. Vinili, musicassette, cd rom non sono infatti eterni. Anzi, secondo diversi studi la vita media di un cd-rom si aggira attorno ai 50 anni, ma solo a condizioni di conservazione ottimali, quindi temperature stabili e basse, umidità ridotta ecc. Mentre conservato in quello che è il tipico ambiente domestico caratterizzato da temperature variabili e notevole umidità la vita di un cd-rom può ridursi anche a 10 – 15 anni. E ciò parlando esclusivamente di marchi che garantiscono una altissima qualità del prodotto. Per non parlare del nastro magnetico delle musicassette il quale ad ogni riproduzione deve subire l’usura dovuta alla trazione e allo scorrimento. Tra i supporti più resistenti rientra invece il vinile (più di 100 anni).

Su questo fronte, dunque, la digitalizzazione non è un’opzione. È invece una via a percorrenza obbligata e non priva di insidie. A tal proposito giova ricordare che nel 1991 l’UNESCO pubblica una guida per la conservazione dei documenti audiovisivi: “Guide to the basic technical equipment required by audio, film and television archives” (Boston G.), con l’obiettivo di stabilire degli standard professionali per la conservazione e l’archiviazione dei dati. In questo testo viene alla luce in definitiva una nuova sensibilità nei confronti delle registrazioni musicali, dove la funzione dell’archivista è di salvare, non riscrivere la storia. Vanno dunque escluse categoricamente elaborazioni arbitrarie durante la fase di digitalizzazione, prestando molta attenzione nell’atto di trasferire fedelmente il segnale analogico in un media digitale.

Gli archivi della musica in Italia

Gli attori coinvolti nella tutela del patrimonio musicale sono sia privati che pubblici e, in quanto tali, hanno incentivi e obiettivi diversi: in alcuni casi anche confliggenti. Le case editrici musicali, per esempio, non vogliono perdere parti sostanziali dei loro cataloghi che possono essere decisamente consistenti e rivestire un’incredibile importanza. Si pensi solo alla vastità e alla rilevanza dell’archivio della Ricordi, che conserva una delle più importanti raccolte musicali private del mondo.

Ci sono d’altronde archivi, biblioteche ed enti di ricerca che custodiscono non solo registrazioni musicali, ma anche interviste ad importanti personaggi storici e discorsi che hanno fatto la storia. Avete mai ascoltato la registrazione della voce di Neil Armstrong durante la prima passeggiata sul suolo lunare? O gli audio dei discorsi di Gandhi?

In Italia, considerata la secolare tradizione musicale, sono state fatte molte riflessioni soprattutto per quanto riguarda la digitalizzazione del patrimonio musicale.

Nel 1997 nasce il progetto Archivio Digitale della Musica Veneta (ADMV) grazie alla collaborazione tra la Biblioteca nazionale Marciana di Venezia e la Biblioteca nazionale universitaria di Torino. Ma già nel 2000 il progetto assume una dimensione nazionale quando tra i soggetti partecipanti si aggiunge la Discoteca di Stato.

Gli obiettivi di ADMV sono stati sin da subito: riunificare, almeno virtualmente, collezioni disperse in vari luoghi; gettare le basi per la costituzione di una biblioteca digitale con un focus specifico sulle risorse multimediali.

I materiali digitalizzati permettono di abbracciare un bacino di utenza molto ampio, dallo studente all’appassionato, compreso lo specialista che cerca dei documenti particolari.

Il valore di questo progetto è attestato dal Comitato Guida della Biblioteca Digitale Italiana (BDI) che lo ha utilizzato come modello di riferimento per la digitalizzazione di altri istituti bibliotecari; come nel caso dei manoscritti musicali seicenteschi provenienti dal fondo Alessandro Stradella della Biblioteca Estense Universitaria di Modena ed i manoscritti musicali del Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli.

Gli archivi etnomusicali

Negli ultimi anni sono stati realizzati anche progetti per la digitalizzazione di documenti audio, in particolar modo le fonti etnografiche musicali.

La possibilità di conservare risorse audio come memoria della nostra storia è un fatto di per sé rivoluzionario. Prima dell’avvento degli strumenti di registrazione alcune risorse come una melodia o un racconto recitato potevano essere fruite solo attraverso rappresentazioni dal vivo. Una canzone poteva avere un arco di vita di circa 50-70 anni, poi generalmente veniva dimenticata.

L’etnomusicologia è quella disciplina musicologica che si occupa, tra l’altro, proprio dello studio e del recupero delle tradizioni orali di un popolo.

In Italia, tra i progetti più importanti, abbiamo l’Archivio Etnomusicale del Mediterraneo, uno dei più importanti centri di documentazione sonora e visiva della musica di tradizione orale e della cultura folclorica siciliana e mediterranea.

Un altro è Archivio Sonoro, che raccoglie un’ingente mole di materiali sonori, audiovisivi e fotografici di diverse regioni, tra le quali: Abruzzo, Marche e Puglia.

La parte preponderante di questi archivi è costituita da materiale degli ultimi 50 anni. Probabilmente è anche questo il motivo che ha spinto diverse istituzioni a concentrare la propria attenzione su questo tipo di archivi, riscontrando un notevole successo sia tra gli appassionati o tra chi vuole “ricordare” elementi sonori della propria infanzia sia tra chi si occupa dello studio comparativo della musica.

Creare valore rendendo fruibili gli archivi della musica

Salvaguardare e diffondere. Proteggere dall’oblio e assicurare la più ampia fruizione.

Queste sono le fondamenta per una riflessione ponderata e lungimirante su come sviluppare un buon progetto di digitalizzazione.

Chi è chiamato alla sua realizzazione deve conoscere bene gli aspetti tecnici: quali sono le tecnologie e le tecniche da adottare. E deve avere un’idea chiara su “cosa” è importante digitalizzare e “perché”. Questi due aspetti generalmente determinano anche quale sarà il pubblico di riferimento.

In passato eravamo soliti considerare le varie tipologie documentarie – quali mappe geografiche, spartiti musicali, risorse audio e video nonché documenti scritti – come dei veri e propri “blocchi separati”, anche se presenti nel medesimo archivio.

La digitalizzazione dei materiali di archivio ha dato il via a nuove e inusuali forme di fruizione che permettono di oltrepassare istantaneamente i confini imposti da una certa prassi – alimentata anche dalle abitudini – e dal mondo fisico. Oggi è possibile, per esempio, mettere in correlazione queste fonti, per quanto eterogenee in un breve istante. Lo studioso ha la possibilità di scoprire con una semplice query documenti scritti, file audio ed immagini. Uno storico della musica può cercare e trovare uno spartito musicale e l’audio di una specifica esecuzione. Gli insegnanti e i formatori possono utilizzare queste risorse per predisporre innovativi strumenti didattici, sia rivolti agli studenti sia mirati ad un pubblico più ampio.

Tutto quello che occorre è un buon piano di digitalizzazione, del personale altamente qualificato e un software adatto per gestire, in un’ottica più moderna e complessa, migliaia di documenti in diversi formati.

Kipix, la piattaforma per la gestione e la fruizione degli archivi digitali

Ad Archivi di valore abbiamo abbracciato la sfida della conservazione e della fruizione cogliendo appieno le nuove potenzialità offerte dalla tecnologia digitale. È così che è nata Kipix, l’innovativa piattaforma digitale creata dalla nostra software house.

Kipix è una web application in cloud che nasce per la gestione e la fruizione di archivi digitali anche da smartphone e tablet. La piattaforma si contraddistingue per la sua versatilità e per la sua semplicità di utilizzo.

Il design è il risultato di uno attento studio volto a garantire la migliore user experience ed accessibilità agli utenti. Grazie a queste caratteristiche Kipix è uno strumento molto semplice da usare per chi deve gestire risorse digitalizzate, indipendentemente dalla tipologia del formato (immagini, file audio). Nel caso di archivi musicali, ad esempio, l’utilizzo di Kipix potrebbe consentire un superamento della tipica esperienza utente, consentendo ad esempio di raccontare la biografia di un musicista attraverso le immagini della sua storia, accompagnate da riproduzioni audio delle sue opere e connesse attraverso la piattaforma ad interviste a critici, o a contenuti generati da semplici curiosi.

Altro esempio legato strettamente agli archivi etnomusicali è il ricorso a piattaforme come Kipix per preservare il suono di uno strumento musicale della tradizione popolare e affiancarlo ad immagini che lo rappresentano o ai contesti in cui veniva utilizzato.

La metadatazione – essenziale per garantire una corretta fruizione delle immagini e per agevolarne la ricerca è con Kipix intuitiva e conforme agli standard nazionali ed internazionali, rendendo il software adatto a contenere e gestire progetti archivistici di ogni genere.

Per di più, tra le sue varie funzionalità è presente anche l’OCR che permette di estrapolare il contenuto in formato testo dalle immagini.

Oltre alla gestione e all’inventariazione dei contenuti, Kipix rende semplice la realizzazione di vere e proprie mostre ed esposizioni documentarie virtuali con percorsi specifici e personalizzati sia gratuiti, sia fruibili attraverso un pagamento o una donazione online.

Kipix permette inoltre di condividere le proprie esperienze e scoperte sui social, aumentando sia la visibilità del progetto originario che la sensibilità comune nei confronti del patrimonio culturale.

Anche nel caso degli archivi musicali è dunque oggi possibile ampliare le platee e stimolare la crescita di nuove audience di curiosi e semplici appassionati, utilizzando linguaggi e strumenti contemporanei, con cui – non solo le nuove generazioni – hanno più dimestichezza. Un elemento quest’ultimo non trascurabile qualora si persegua l’obiettivo di preservare e diffondere la nostra cultura. Nuove forme di fruizione e condivisione del sapere agevolate dalle tecnologie digitali possono infatti contribuire a quel processo di formazione della “sensibilità” ai beni culturali che costituisce il necessario presupposto della loro salvaguardia e, in ultima analisi, uno degli ingredienti essenziali di una cittadinanza che voglia dirsi “moderna”.

Salvaguardare. Custodire. Diffondere. Valorizzare.

Questa è la mission di Archivi di Valore. I pilastri su cui i nostri esperti si formano e in cui credono. Divisione aziendale di Record Data S.r.l., Archivi di Valore si impegna nella salvaguardia di opere che possono così essere preservate nel tempo e conosciute anche dalle audience più remote.

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