21

GIUGNO, 2019

Digitalizzazione e fruizione degli archivi storici.

Il concetto di archivio accompagna lo sviluppo di tutte le civiltà. Se in epoca classica il termine si connota principalmente come luogo e autorità di governo che detiene il diritto alla conservazione, solo più recentemente questo lemma assume altre estensioni di significato. Ovverosia si aggiunge il valore di una conservazione che deve essere permanente. Secondo la legislazione italiana, gli archivi storici detengono i documenti con più di trent’anni di età che devono essere conservati per sempre.

Tra le varie implicazioni connesse alla realizzazione di un archivio possiamo considerare il livello tecnologico di una civiltà: questo è in grado di determinare le pratiche relative alla conservazione e le motivazioni che portano alla creazione di queste strutture.

L’archivio nasce come sedimentazione documentaria di un’attività amministrativa, giuridica o anche economica; raccoglie non solo le singole testimonianze, ma anche le relazioni presenti tra i vari documenti. L’archivio, come ricorda Stanisci, viene riconosciuto come bene culturale non perché conserva tutto, ma perché rispecchia nei criteri di valutazione i valori di una data cultura. Ripercorrendo la storia degli archivi si evidenziano diverse sensibilità in funzione del contesto, di chi detiene il potere e delle circostanze economico-sociali.

La digitalizzazione degli archivi storici

Fino agli inizi degli anni Ottanta ci sono state fasi alterne di resistenza e sperimentazione delle nuove tecnologie applicate ai beni archivistici. La digitalizzazione come “buona pratica” stava cominciando a prendere piede, ma le tecnologie non erano ancora adeguatamente mature per compiere il passo successivo.

Quei limiti tecnologici ora non ci sono più, ed una profonda riflessione sta portando a riconsiderare il modello umanistico di conoscenza e trasmissione del sapere. Non è più in dubbio il processo di digitalizzazione degli archivi. La discussione è sul come sfruttare appieno queste possibilità. In particolare, quali strategie adottare per incorporare i modelli partecipativi e relazionali con il sapere stratificato degli archivi storici.

Sappiamo che la creazione di un sistema archivistico nazionale ha privilegiato la concentrazione dei documenti in pochi istituti statali, talvolta a discapito di quelli locali. Le tecnologie attuali possono ridare luce ad un mosaico di fonti disparate, creando opportunità di valorizzazione e ricerca, come nel caso della cosiddetta public history.

L’accesso ad una moltitudine di dati diventa una straordinaria opportunità di ricerca per lo studioso, ma può e deve anche diventare un mezzo per veicolare e assicurare ad un pubblico più vasto la fruibilità di un materiale tanto prezioso quanto spesso ignoto. Al fine di creare quell’intimità, quel senso di appartenenza e di riscoperta della memoria storica, anche locale.

Fruizione e divulgazione del patrimonio archivistico

La fruizione deve essere considerata come un aspetto fortemente rilevante dell’intero processo di tutela, descrizione e valorizzazione degli archivi storici. Potenziare la comunicazione dei valori dell’archivio è tanto importante quanto i contenuti che esso detiene. Eugenio Casanova, più di ottanta anni fa, sottolineava la percezione vaga e distorta che spesso si riscontra nel vasto pubblico, condannando gli archivi ad una scarsa visibilità.

Questo continua ad essere vero ancora oggi, e forse in misura maggiore. Eppure, una sana riflessione sul ruolo della digitalizzazione ci dovrebbe indurre a considerare come gli stessi contenuti digitalizzati possano avere lo stesso appeal di beni culturali immediatamente spendibili.

Offrire al vasto pubblico il proprio patrimonio archivistico, comunicarne i valori ed i contenuti, è la chiave per uscire da una oggettiva marginalità, trovando nuove prospettive, contribuendo alla creazione di nuove reti e rompendo quell’isolamento in cui troppo spesso gli archivi vengono a trovarsi. La fruizione degli archivi storici serve a scardinare l’immagine stereotipata di polverosi luoghi della memoria, inaccessibili e proprio per questo non sentiti come patrimonio della collettività, a differenza di quanto avviene con musei e biblioteche.

Se queste sono le premesse, va da sé quanto sia centrale il ruolo degli archivisti. Semplificare i modelli di fruizione è possibile, e gli addetti ai lavori possono e devono essere i garanti di questo processo. La digitalizzazione, e la conseguente creazione di cultura digitale, può finalmente innescare un cambiamento di rotta trasformando quella che è la gestione della cultura in una cultura della gestione – come ribadito da Valacchi – utilizzando le nuove tecnologie come strumento di salvaguardia e diffusione.

Software per la fruizione e la divulgazione

La digitalizzazione degli archivi storici richiede il lavoro congiunto di mezzi hardware e software e risorse umane  adeguatamente formate, in grado di affrontare ogni evenienza. La progettazione e la realizzazione di nuove esperienze di fruizione è un tema in linea non solo con le necessità degli addetti ai lavori, ma anche con le aspettative e le modalità di coinvolgimento di nuove audience.

Sul primo versante, si pensi all’inestimabile valore racchiuso nella possibilità – per chi, come accademici, studiosi, ricercatori, storici, utilizza gli archivi a fini di ricerca ma è impossibilitato a recarvisi (a causa, per esempio, della distanza fisica o per limiti di tempo) – di accedere con il proprio pc, notebook o smartphone a vere e proprie collezioni digitali. Documenti che si possono condividere in tempo reale per un confronto con altri studiosi, e che si possono anche riporre in una sorta di scaffale virtuale per approfondirli in seguito.

Sul secondo versante, l’adozione di nuove modalità di trasmissione e fruizione potrebbe realmente costituire un meccanismo in grado di allargare il bacino di utenza e trasformare radicalmente la visione dell’archivio.

Utilizzando software dedicati e specifici, è possibile coniugare fruizione e divulgazione in maniera estremamente efficace. Ingrandire un piccolo particolare, compiere ricerche semplici e complesse, seguire il filo logico e storico che lega documenti diversi. Offrire percorsi di visita in grado di delineare tematiche specifiche, confrontando epoche diverse.

Chi gestisce gli archivi ha l’affascinante possibilità di raccontare il materiale digitalizzato, creare percorsi e stanze della memoria e un contatto diretto con gli utenti.

Una grande opportunità è oggi più che mai alla nostra portata. L’occasione di liberare gli archivi dal vincolo fisico e geografico, trasformandoli in “case aperte della memoria locale”. In altri termini, realizzare edifici virtuali e privi di barriere in cui le stratificazioni degli accadimenti e delle loro narrazioni, attraverso documenti e atti di diversa natura, possano essere agevolmente disvelate nel formato digitale per divenire storie “vive”; da conoscere, raccontare e condividere.

Salvaguardare. Custodire. Diffondere. Valorizzare.

Questa è la mission di Archivi di Valore. I pilastri su cui i nostri esperti si formano e in cui credono. Divisione aziendale di Record Data S.r.l., Archivi di Valore si impegna nella salvaguardia di opere che possono così essere preservate nel tempo e conosciute anche dalle audience più remote.

Contattaci

Ultime da non perdere

Heritage Marketing: la storia della tua azienda.

Per dare una definizione esauriente di heritage marketing è utile, innanzitutto, stabilire quali sono i confini e cosa si intende con heritage. Prendendo in prestito le parole di Marani e Pavoni: “per heritage si intende il patrimonio…

L’archivio di impresa: perché e come digitalizzarlo.

L’epoca in cui viviamo è definita come società dell’informazione. La ricerca e l’accumulo di dati ha un valore economico perché la conoscenza è una risorsa strategica. Le nuove tecnologie e la digitalizzazione hanno spinto…

Seguici sui nostri canali ufficiali

Vuoi saperne di più? Lasciaci la tua email.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

uno × cinque =