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Riccardo Brun,

Non ho l’età – Rai 3

#capolettera

L’amore raccontato attraverso gli archivi: intervista a Riccardo Brun, autore di Non ho l’età, programma televisivo di Rai 3

Non ho l’età, programma di Rai3, è un ottimo esempio di come gli archivi siano utili alla memoria e alla cultura contemporanea. Si narra l’amore tra persone mature in un intreccio di storie e Storia. Tutto quello che siamo stati è raccontato dalla voce dei diretti interessati e dalle immagini d’archivio di Home Movies – Archivio Nazionale del Film di Famiglia e Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico.

Le vicende amorose sono narrate dai due protagonisti, ma c’è un altro soggetto che con discrezione entra in scena: il materiale archivistico. Parole, filmati d’archivio, ricordi, fotografie personali sono gli ingredienti di questo programma che parla di vicende piccole e grandi che si uniscono e formano una memoria emotiva collettiva.

Il programma è prodotto dalla Panamafilm di Francesco Siciliano, Paolo Rossetti e Riccardo Brun, quest’ultimo è anche uno degli autori di Non ho l’età e con lui cerchiamo di capire meglio il rapporto che c’è tra il programma televisivo e il mondo degli archivi.

Maggio 3, 2021

L’INTERVISTA

01.
Come è nata l’idea strutturale di questo programma?

L’idea strutturale del programma è stata sviluppata da me, Paolo Rossetti e Francesco Siciliano partendo dalla volontà di unire al racconto di una nuova storia d’amore in tarda età, uno spaccato della storia d’Italia costruito dai racconti della gente comune. Parliamo di persone che hanno attraversato il ‘900 e che hanno incarnato nelle loro esistenze i grandi temi del secolo scorso: le guerre mondiali, la ricostruzione, il boom economico, l’emigrazione, il terrorismo, le crisi industriali, il femminismo… grandi temi raccontati nei libri di scuola che in realtà sono il frutto dei percorsi esistenziali di tanti singoli individui dei quali la Storia con la S maiuscola non si occupa mai. C’era questa esigenza, quindi. Poi c’era più in generale la voglia di raccontare i tanti anziani di questo Paese, voci e volti dimenticati di un’Italia da sempre in debito di memoria. Infine c’era il desiderio di raccontarli in una fase di nuovi amori, un fenomeno inedito e sempre più diffuso. Dal punto di vista della struttura interna e del confezionamento della puntata abbiamo pensato da subito a un racconto che assomigliasse a quelli che fanno i nonni davanti al camino. Quindi uno svolgimento lineare: i due protagonisti che alternati raccontano la loro storia; una voce narrante a cucire fra loro alcuni brani; il materiale d’archivio, la musica, le fotografie e le scene live ad accompagnare il racconto.

02.
Ritiene che il materiale archivistico sia un valore aggiunto alla narrazione?

Ovviamente si. L’uso del materiale d’archivio è uno degli elementi drammaturgici del programma e di ogni puntata. Il materiale viene aggiunto in fase di montaggio e attraverso l’uso del materiale archivistico riusciamo a dare forma visiva ai ricordi dei nostri protagonisti. Prima di andare a girare la puntata noi conosciamo già bene le storie dei nostri protagonisti, e in fase di riprese durante l’intervista alcune domande vengono poste in modo da farci raccontare episodi che già prevedono una “copertura” con degli specifici materiali d’archivio preselezionati. In altri casi, invece, i racconti sono inaspettati e allora bisogna vedere se troviamo qualcosa che vada bene per accompagnarli. In un caso o nell’altro l’uso del materiale d’archivio nel nostro programma è uno degli elementi fondamentali della narrazione.

03.
Come avviene la visione e selezione del materiale? In questo vi è utile la banca dati digitale degli archivi a cui vi affidate?

La visione e selezione del materiale avviene prevalentemente utilizzando da remoto banche dati digitali, che sono molto importanti per noi, dato che lavoriamo in grande velocità. Io penso che sia ancora molto importante lavorare negli archivi come si faceva prima, se c’è il tempo: recarsi fisicamente in un luogo, sentirne l’odore, frugare fra fascicoli o videocassette, prendere appunti, riflettere, chiedere qualcosa all’archivista, attendere. Ma penso anche che la tecnologia consente di accedere a molti materiali riducendo drasticamente i tempi e in molti casi banalmente non si potrebbe fare altrimenti. Per quanto riguarda la produzione di un programma televisivo come Non ho l’età, che per ogni stagione consta di una quarantina di puntate, e che va in onda tutti i giorni, non sarebbe possibile l’uso del materiale d’archivio senza la velocità di consultazione offerta dalle banche dati digitali.

04.
Secondo lei che è un fruitore degli archivi quali sono i pregi e i difetti di questo ambiente e cosa si può fare per il mondo archivistico?

Il mondo archivistico andrebbe sostenuto in tutti i modi dalle Istituzioni perché parliamo di luoghi di raccolta della nostra memoria, e non si può rischiare di perderne nemmeno una briciola. D’altra parte mi piacerebbe che il mondo archivistico, sostenuto e supportato a sufficienza, facesse di più per aprirsi realmente alla consultazione del pubblico e non solo a quella dei professionisti.

05.
Solitamente si pensa che gli archivi siano luoghi noiosi, polverosi e privi di fascino. Invece il vostro programma dimostra che gli archivi possono essere elemento di creatività, cosa ne pensa?

Non saprei davvero cosa dire a chi pensa che gli archivi siano luoghi noiosi e privi di fascino. E’ come dire che i libri sono cose noiose e prive di fascino. Io ho studiato storia all’università e ogni volta che andavo in archivio o in biblioteca per una ricerca era una gioia e un’avventura. Per saper usare un archivio devi essere un po’ storico, un po’ investigatore, un po’ scrittore, un po’ esploratore, un po’ giornalista, un po’ rabdomante, un po’ mago. E tendenzialmente, se lo usi in modo professionale, sei un narratore di storie. Storie che, come le case, hanno bisogno delle loro fondamenta, dei loro muri portanti, delle loro finestre. Il materiale d’archivio può essere tutto questo. Per questi motivi l’uso del materiale archivistico è parte del processo creativo, tanto quanto gli altri elementi della narrazione. Questo vale sia per gli archivi cartacei, sia per quelli fotografici o dell’audiovisivo. Sapere cosa cercare in archivio, saper cogliere l’occasione di una cosa trovata mentre si cercava altro, sapere come inserire quel che si trova nell’opera che si sta confezionando, o addirittura costruire un’intera opera intorno a una scoperta fatta in archivio, tutto questo fa parte della cassetta degli attrezzi di un autore ed è parte integrante del processo creativo.

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